
Le case del mio villaggio sono costruite con un’estrema povertà di materiali, eppure sono molto funzionali. Formano un gioiello incastonato nel verde a primavera, e un presepe d’inverno. Vicoli stretti fra casa e casa, fra porta e porta, perché sia più facile tendersi la mano nella gioia e nel dolore. Dalla direzione del fumo dei camini, tutti sui colmi dei tetti, si vede la direzione del vento e ci si può regolare sul tempo che farà.
Gli uomini sono solidali contro le avversità come le case, che sembrano stringersi fra loro quasi a proteggersi dalla tormenta. Nessuno può fare a meno di aiutare o di essere aiutato. Tutti seguono il respiro calmo, incessante e ricorrente delle stagioni.
da “Il Villaggio”
Ferìiros – pag.49

Con la piccola falce messoria, lou voulam, i fusti di segala sono tagliati raso al suolo mentre la mano li solleva e poi li adagia a terra; un’altra manciata e il manipolo, la gerbo, rimane a terra pronto per essere legato.
Tre manipoli legati assieme sotto le spighe sono lou chamboun a cui si appoggiano quindici o venti manipoli che formano il covone, lou capaloun, che è poi coperto con un manipolo capovolto, la chapelino.
Quando i chicchi sono ben secchi, i manipoli vengono avvolti nel telo, lou ventòour, con le spighe al centro, per evitare di perdere i chicchi, preziosi come l’oro, e a dorso di animale portati nel fienile al riparo dalle intemperie e dagli uccelli.
da “Vita del Villaggio”
“naou mézes d’uvern, tres mézes d’infern”
Ferìiros – pag.88

Dopo la battitura , gli steli della segala, compresa la spiga vuota, vengono scelti, pettinati passandoli nel pettine, lou penchenòour legato sul banco da falegname o similare, per eliminare l’erba e gli steli corti e poi legati in manipoli, les quévos, alle due stremità. Solo la paglia di segala si presta a questo uso perché più lunga, più bella, più dura. Questo lavoro logicamente si fa nella stagione invernale. Con altri steli lasciati immersi nell’acqua e poi ritorti si preparano le corde, li liam de paio, che serviranno per legare i manipoli agli arcarecci del tetto.
da “I Materiali da Costruzione”
Ferìiros – pag.59

Il segreto di questo tipo di copertura sta nell’ammucchiare ogni strato in modo che ricopra le legature di quello sottostante, non deve cioè essere visibile alcuna legatura. Non deve essere visibile né esposta al maltempo. In pratica ciò significa che ogni strato deve ricoprire circa tre quarti di quello sottostante.
Si inizia dal fondo dello spiovente appoggiando les quévos con le spighe rivolte in alto sulle làtos e con le corde di paglia si legano a questi ultimi. Legata una prima fascia in basso, se ne sovrappone una seconda, arretrando un poco. A questo punto è necessario l’uso dell’ago di legno, la gùjo, nella cui cruna si infila la corda per poter trapassare lo spessore della paglia sottostante per legare le quévos alle làtos. Le stremità degli steli che rimangono in vista dall’esterno sono pareggiati con una paletta, la paleto, di legno alla cui estremità è infisso un chiodo passante. Questo serve, a chi sta sul tetto, a piantarla nel legno per non tenere sempre la paletta in mano, o vederla cadere ogni volta che si posa. Procedendo così, a fasce sovrapposte e a strisce dal basso verso l’alto, lou chamin, si arriva al colmo che viene poi coperto con altra paglia.
da “La Casa, la Mizhoun”
Ferìiros – pag.65

"Il cielo, che pareva toccarlo, le montagne e i pini lo facevano di leggenda: le casupole erano rottami di caravelle naufragate nel mare del tempo."